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Counting Crows – Seconda Parte

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Recovering The Satellites è un salto nel vuoto. Ultraprodotto e ultradistorto, rappresenta l’album più commerciale della band. I Crows violentano la propria natura per sposare il sound commercialmente più redditizio in quel momento, il sound del grunge o comunque delle alternative band guitar-oriented (ciò che hanno fatto i Rem con “Monster”). Le melodie non mancano, ma sono deturpate da una cascata di suoni distorti che infastidiscono, addirittura, l’ascolto. I pezzi concepiti per suonare espressamente elettrici, come “Catapult” e “Angels Of The Silences”, sono i più coinvolgenti, mentre una robusta patina di forzata elettricità va a rovinare canzoni che potrebbero essere gioielli di delicato folk-pop (“I’m Not Sleeping”, “Goodnight Elizabeth”). Strutture pleonastiche inserite in composizioni semplici ma già compiute, un po’ alla maniera di molti pezzi dei Buffalo Tom. Ciò che non manca sono le storie, interessanti come al solito, e il canto passionale di Duritz, immerso in un mood meno esistenziale ma più depresso. A riscattare parzialmente il fallimento, una meditabonda “A Long December”, soul ballad pianistica di gran classe, capace di ricordare il Van Morrison dei tempi migliori.

Estratto da OndaRock

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