The Circle – Bon Jovi

Posted by The Boss | La Musica secondo me | giovedì 19 novembre 2009 16:09

Ed ecco qua, chi mi conosce sa che da anni (e da quando ero un pò più piccolino) ho sempre seguito i Bon Jovi. Ieri, trafficando su Itunes ho visto “The Circle”. E’ l’undicesimo album in studio della band hard rock Bon Jovi, ed è stato pubblicato in Italia il 6 novembre 2009. Il primo singolo estratto “We Weren’t Born To Follow” ha debuttato nelle radio il 17 agosto 2009.
Per una Band che da quindici anni ad adesso trovarsi 11 albi non è poco, rimanere sulla cresta dell’onda ed aver venduto 120 milioni di dischi la dice lunga.
In effetti, la canzone di apertura, è un pezzo che sa di di speranza (“Occorre credere che domani il Sole splenderà”) e di cambiamento (vista anche la nuova tendenza in America). Bella carica ed accattivante, la senti e già ti vedi in una arena che salta sul ritornello. Certo, non è “Livin’ on a prayer”, non è “You give love a bad name” (non scorderò mai nel video di quest’ultima alla fine quando Ritchie Sambora gira la chitarra con fare Cooperiano e ci mostra il titolo griggato sulla chitarra stessa) o “It’s my life”, ma funziona maledettamente bene.
Benvenuto quindi… “The Circle”

Alice In Chains – Black Gives Way To Blue

Posted by The Boss | La Musica secondo me | lunedì 2 novembre 2009 16:00

Mmmmm… sarà stato il 1995 o giù di li. Non scorderò mai quella notte. Così strana come si era presentata. Avevo da poco comprato i primi due CD della mia collezione e li avevo ascoltati a non finire (Queen e Rem) volevo cambiare e Giovy, amico di sempre, mi fa, ti presto io un CD. Premetto che a quei tempi, il massimo era il lettore della sony o il mangiacassette, non esistevano Internet, Emule, Masterizzatori, si andava nel negozio di fiducia e si comprava il tutto, non c’era l’appstore, ma il libero scambio con passaggio su CASSETTA :D . Due di notte, in tenda al mitico campeggio il pioppeto, l’album era Jar Of Flies, la prima canzone Rotten Apple, conturbante, eterea, soave, a tratti ti abbraccia mentre guardi strane ombre di alberi mossi dal vento sulla tenda, la luce della luna piena a volte, ti stringe il cuore, ti spaventa e ti porta in altri mondi.
Un pò, lo ammetto, ero spaventato, di notte, solo, musica avvolgente nelle orecchie, ma poi, Staley e soci mi hanno rapito. Mi sono assuefatto al loro sound. E… quando ho aperto Itunes (eh si… mi sto facendo vecchio…) mi trovo Genius che mi propone Alice In Chains – Black Gives Way To Blue il nuovo album degli Alice In Chains. Non so voi, ma ho avuto uno strano brivido. Nel 2002, Layne Thomas Staley lasciava orfani gli Alice in Chains, vittima della nostalgia più grande di tutti, la Droga, l’eroina, che lo aveva pian piano portato alla distruzione. Oggi, 2009, Jerry Cantrell, da sempre autore e colonna portante, ripropone il progetto AIC con alla voce William DuVall. Partiamo dal presupposto che DuVall, non sarà mai Layne Staley, non ritroveremo Nutshell, Would, Down in a Hole, ma il cantante chitarrista assoldato dai Comes With The Fall ci sa fare.

Se si chiudono gli occhi, già alla prima traccia sembra Staley per un pò a cantare, anche se poi la magia si rivela realtà. Il sound c’è, un Cantrell in grande forma che non ha perso tocco alla chitarra e voce. Pezzi ammodernati che suonano il giusto blues, Rock e ballate strappalacrime. Sono tornato indietro nel tempo di quanti? 15 anni? un pò come per l’ultimo dei metallica.
Ovunque sia, forse realmente in un piccolo angolo di paradiso nel presente, questa è per te:

Album consigliatissimo.

The Boss

Nuovo album dei Tantric

Posted by The Boss | La Musica secondo me | giovedì 26 febbraio 2009 15:31

Maturo. Ecco quel che penso ascoltando il nuovo dei Tantric uscito ad Ottobre del 2008. L’evoluzione naturale del loro Post Grunge al terzo album li ha portati all’ultimo lavoro che ho potuto apprezzare per intero durante il mio ultimo viaggio. La band – che all’inizio si chiamava C-14 – si formò nel 1999 da un nucleo di tre ex membri dei Days of the New: Jesse Vest, Todd Whitener e Matt James Taul, con l’aggiunta del cantante Hugo Ferreira. Presto decisero di cambiare nome in Tantric e firmarono un contratto con la Maverick Records. Con il primo album omonimo, i Tantric ottennero persino un disco di platino grazie alla forza del singolo “Breakdown”, dopodiché intrapresero un lungo tour con Kid Rock e i Creed.

Vi lascio all’ascolto di “The One” la mia preferita dell’album “The End Begin”

Double Brother e Gruppo Sanguigno Live in Concert Giovedi 22 Gennaio….

Posted by The Boss | La Musica secondo me | mercoledì 21 gennaio 2009 02:39

In concerto il 22 gennaio

We Believe in blues…..

Progetto Ligabue Live allo Stammtisch il 26 Novembre (Mercoledì)

Posted by The Boss | La Musica secondo me | mercoledì 19 novembre 2008 23:37

Il 26 novembre, il “progetto Ligabue” gentilmente offerto dallo Staff dello Stammtisch vi aspetta per cantare, ballare e bere insieme….

AC/DC – Rock’n'Roll Train

Posted by The Boss | La Musica secondo me | venerdì 29 agosto 2008 15:02

Grande ritorno in scena di coloro che sono i fautori del genere Heavy Metal. Dopo otto anni di attesa, il grande ritorno degli Ac/Dc: in questi giorni in radio verra’ trasmesso il primo singolo “Rock’N'Roll Train” estratto dal loro ultimo album dal titolo “Black Ice” in uscita il 17 ottobre 2008.Intanto, Angus Young e Bhrian Jhonson ci deliziano con nuovi Riff

Poison….

Posted by The Boss | La Musica secondo me | sabato 23 agosto 2008 08:24

Ascoltando di qua e di la… sul video appare l’Unplugged dei Poison,  una band hair metal di notevole successo, nata nel 1984 a Mechanicsburg in Pennsylvania.

Gli esordi [modifica]

I Poison si formano nel 1983 a Mechanicsburg, una cittadina vicino a Harrisburg, in Pennsylvania sotto il nome di Paris. La band era composta da Bret Michaels alla voce, Matt Smith alla chitarra, Bobby Dall al basso e Rikki Rockett alla batteria. La band era fortemente ispirata già agli esordi dal crescente movimento hair metal. Sono infatti presenti alcuni live bootleg dove il gruppo suonava cover di Motley Crue, Quiet Riot, Judas Priest, Kiss e Aerosmith. Nel 1985 migrano a Los Angeles alla ricerca del successo. Cambiarono nome in Poison quando, guardando il film “This Is Spinal Tap“, un documentario/parodia sulla band Spinal Tap, videro il batterista del gruppo, indossare una maglietta con la scritta Poison. Il chitarrista Smith, che stava per avere un figlio, dovette presto ritirarsi e tornare in Pennsylvania. La band cominciò subito a cercare un chitarrista sostituto, ed a organizzare delle audizioni. Dopo diversi chitarristi, la cerchia si restrinse a tre candidati: il primo fu un certo Saul Hudson (in arte Slash, che dopo entrerà a far parte dei Guns N’Roses), Steve Silva dei The Joe Perry Project, (un progetto di Joe Perry, dopo l’abbandono degli Aerosmith), e C.C. DeVille, un chitarrista proveniente da New York, che già da qualche anno era migrato in L.A. e che aveva avuto una breve esperienza con i Roxx Regime, poi divenuti famosi come Stryper, e con i Screamin’ Mimis, una band dove militava anche Billy Dior, successivamente membro dei D’Molls. La scelta infine cadde su C.C. DeVille. Cominciarono ad ottenere una certa notorietà sulla Sunset Strip, per le loro esibizioni scenografiche e l’immagine glamour. Durante questo periodo, il loro manager gli procurò un accordo con un club di West Hollywood, il Troubadour, che gli avrebbe coperto le spese dell’affitto e dei pasti, in cambio di concerti live al locale. Infine, riuscirono ad ottenere successo e ad ottenere un profitto.

Poison in concerto al PNC Bank Arts Center di Holmdel, NJ il 6 agosto 2006

Poison in concerto al PNC Bank Arts Center di Holmdel, NJ il 6 agosto 2006

La strada del successo

Michaels, Dall, Rockett e DeVille firmarono un contratto con l’etichetta indipendente Enigma Records nel 1986, per 30.000 dollari. Il loro debut album Look What the Cat Dragged in, uscì il 2 agosto 1986, ed includeva famose hit come “Talk Dirty to Me“, “I Want Action“, e “I Won’t Forget You“. Le vendite dell’album sfiorarono i 2.000.000 di copie. La band svedese Easy Action fece causa ai Poison, accusandoli di aver copiato “I Want Action” dal loro brano “We Go Rockin’“. Inifine gli Easy Action vinsero la causa venendo risarciti. Nel 1987, la band registrò anche una cover di “Rock And Roll All Nite” dei Kiss per la colonna sonora del film Less Than Zero.

Il secondo disco Open Up and Say…Ahh!, uscito il 21 maggio 1988 ottenne un enorme successo vendendo oltre 8.000.000 di copie in tutto il mondo. Il disco include note tracce come, “Every Rose Has Its Thorn“, “Nothin’ But A Good Time” e la cover di Loggins and MessinaYour Mama Don’t Dance“. Nello stesso anno, la band partecipò al “Skyscraper Tour” con David Lee Roth. Era evidente il loro crescente successo. Inoltre nel 1987 vennero intervistati ed apparvero sul documentario The Decline of Western Civilization part II: The Metal Years del 1988 che descriveva la scena heavy metal della Los Angeles degli anni 80; al documentario parteciparono diversi gruppi e personaggi noti come Ozzy Osbourne, Alice Cooper, Aerosmith, Megadeth, Faster Pussycat, Lizzy Borden, Lemmy Kilmister, Kiss, Tuff e molti altri. Verso la fine del 1989, i Poison rientrarono nella classifica delle band che vendettero di più negli anni 80, arrivando al terzo posto, e preceduti solo dai Bon Jovi e Def Leppard.

Il terzo album Flesh & Blood, realizzato il 21 giugno 1990, riscosse anch’esso un ottimo successo, forte di una ottima qualità di registrazione e di un sensibile cambiamento di rotta. I brani qui proposti suonano maggiormente “maturi” rispetto agli esordi, viene ammorbidito l’uso del make up, il tutto per mantenere saldo l’interesse generale sulla band. Il disco includeva tracce come “Unskinny Bop“, “Ride the Wind” e la ballad “Something To Believe In“. L’album arrivò al secondo posto nelle classifiche americane, il tutto provocò un altro tour in giro per il mondo. Dopo aver finito le varie tappe, pubblicarono un live album con le registrazioni di alcune performance del tour, intitolato “Swallow This Live“. Con questo album si conclude una era per i Poison ed iniziano ad insorgere i problemi all’interno ed all’esterno della band. Bersagliati dalla critica che li ritiene un gruppo inconsistente, insultati da colleghi che li ritengono incapaci di suonare, l’idea di questo live era convincere tutti sulla validità delle loro canzoni. C.C. Deville, che già tempo addietro cade vittima di alcolismo e dell’eroina, sorgono così degli screzi con Michales che vuole ribadire la sua leadership all’interno della band. I conflitti culminarono in una scazzottata nel backstage degli MTV Video Music Awards del 1991, che resero a DeVille impossibile la performance all’occasione. Suonarono solo “Unskinny Bop” durante una pausa pubblicitaria. DeVille cominciò a suonare con la chitarra staccata e più tardi iniziò a suonare la canzone sbagliata. Il risultato fu l’abbandono di Deville dalla band, (forse più per disintossicarsi che per dissapori) ed il disco non ottenne il dovuto supporto. I nuovi brani, sebbene di buona fattura, non ribadiscono nulla di quanto già espresso dai Poison. Testimonia poi l’instabilità della band il video di So Tell Me Why, dove appare il solo Michaels.

Bret Michaels e Rikki Rockett durante un concerto dei Poison al PNC Bank Arts Center di Holmdel, NJ il 6 agosto 2006

Bret Michaels e Rikki Rockett durante un concerto dei Poison al PNC Bank Arts Center di Holmdel, NJ il 6 agosto 2006

La svolta

Al posto del dimissionario Deville viene reclutato il chitarrista Richie Kotzen, proveniente anch’egli dalla Pennsylvania. La band si trova ad un punto cruciale, con il grunge dominante, sembra non esservi più posto per una band come la loro. Michaels resta molto colpito dalla tecnica di Kotzen e dai brani a cui egli stava lavorando per il suo disco solista. Sulla base di quelle canzoni fortemente influenzate dal blues, il quarto album in studio, Native Tongue, viene realizzato l’8 febbraio 1993. Abbandonato lo stile festaiolo degli esordi, il disco segue una strada matura, le nuove canzoni parlano di temi quali la religione e la spiritualità. Grazie al singolo Stand ed alla effettiva buona qualità dell’album, la critica lo accoglie calorosamente, sebbene le vendite non siano ai livelli passati. La band organizzò un tour di supporto all’album, ma iniziarono le tensioni fra Kotzen e il resto della band. Il rapporto crollò quando venne sorpreso a flirtare con la fidanzata di Ricky Rokkett, Deanna Eve. A determinare l’insuccesso commerciale dell’album fu il licenziamento di Kotzen ed il mancato tour che, ingiustamente, portò in molti a vedere Native Tongue un passo falso.

Kotzen viene prontamente sostituito da Blues Saraceno, reduce da un’esperienza con i Kingdom Come, e il gruppo comincia a registrare il sesto album, intitolato Crack a Smile nel 1994. La lavorazione all’album venne annullata a causa di un incidente di Michaels con la sua Ferrari. Egli rimase gravemente ferito, riportando diverse fratture al naso, sterno, mandibola, dita e denti. Dopo il suo ricovero nel 1995, la band continuò a registrare ultimandolo un anno più tardi. Nonostante l’ottima qualità delle canzoni, la Capitol Records (etichetta discografica delle band), optò per una raccolta di loro successi. Il 26 novembre 1996, venne pubblicato “1986-1996: Poison’s Greatest Hits” e guadagnò subito il platino. Nell’album figurano 2 canzoni inedite appartenenti alle sessioni di Crack A Smile, l’aggressiva “Sexual Thing” e la ballad “Lay Your Body Down“.

Reunion

Finalmente, nel 1998, 6 anni dopo il litigio tra Michaels e DeVille, la band torna alla sua formazione originale. Con Deville viene organizzato un reunion tour nell’estate del 1999 che avrà un notevole successo. Le aspettative, in previsione di un nuovo album, sono molto alte. Nel 2000 viene pubblicato il live album “Power to the People” che, come il precedente Swallow This Live, include 5 brani inediti. I 5 brani in studio si differenziano per genere, spaziando dal moderno alternative metal al rock semi acustico, il tutto però adattato allo stile festaiolo della band. DeVille (reduce dalla sua esperienza di cantante con la band Samantha 7) canta anche un brano, “I Hate Every Bone (In You Body But Mine)“. Con questo inaspettato successo viene pubblicato anche il disco Crack a Smile…and More! il 14 marzo 2000. Oltre al disco Crack A Smile (di cui molte copie non ufficiali circolarono nel mercato), vengono aggiunti e proposti demo e brani che dovevano, all’epoca di uscita dell’album, figurare come B-side di eventuali singoli. Oltre a questo viene anche inclusa la performance acustica che la band tenne nel 1990 per MTV Unplugged. L’album ottenne molti consensi di critica e pubblico, per molti Crack A Smile fu considerato come il miglior album della band.

Poison in concerto al PNC Bank Arts Center di Holmdel, NJ il 6 agosto 2006

Poison in concerto al PNC Bank Arts Center di Holmdel, NJ il 6 agosto 2006

I vecchi rancori interni alla band riemergono presto, in previsione del nuovo album in studio, intitolato Hollyweird (2002). Il ruolo di chitarrista non bastava a DeVille, che voleva anche cantare alcune canzoni del nuovo album. Questo, unito al fatto che in più dichiarazioni DeVille aveva ammesso di essere tornato con loro solo per soldi, mina la stabilità della band che, comunque, termina le registrazioni del disco. L’album viene accolto tiepidamente sia dalla critica che dai fans, nonostante la tournè di supporto sia stata un notevole successo. Lo stile musicale dell’album si rifà ai passati lavori della band, sebbene contaminati dal punk rock e, volutamente, poco elaborati. Il disco suona poco ispirato e, in generale, non convince a parte l’ottima title track, Hollyweird e Stoopid, Stoned and Dumb, brano nel migliore stile della band.

Bret Michaels, forse stanco delle imposizioni di DeVille e dei numerosi impegni che il monicker Poison porta, pubblica il suo secondo disco solista, “Songs Of Life” nel 2003. Già nel 1998 aveva tentato la carriera solista con l’album “A Letter From Death Row“, realizzato come colonna sonora del film omonimo da lui stesso prodotto a cui recitò assieme a Martin e Charlie Sheen. L’album mise in risalto l’aspetto acustico di Michaels a favore di un sound più sobrio (sebbene vi sia l’ottima Party Rock Band registrata insieme a DeVille). “Songs Of Life” viene considerato da molti come il vero nuovo album dei Poison, dove canzoni graffianti e versi ruffiani del Glam metal che fu come Menace To Society e Bittersweet si accostano a momenti acustici di forte impatto emotivo (come Raine, dedicata alla figlia e One More Day, in memoria delle vittime dell’11 Settembre). Segue a questo album una breve tournè solista di successo. Nel 2005, forte del successo di “Songs Of Life” pubblica il controverso “Freedom Of Sound“, album influenzato da sonorità country. Michaels si fa notare nella scena country per l’ottima “All I Ever Needed”.

Nel 2006, in occasione del ventennale anniversario della band viene pubblicato l’antologia “The Best Of Poison: 20 Years Of Rock“. A completare il cameo dei passati successi la cover di “We’re An American Band” della band Grand Funk Railroad. Di supporto all’album la band si imbarca in un tour mondiale di successo al termine del quale dovrebbe tornare in studio.

Annunciato come nuovo album della band, il successore di Hollyweird è in realtà un album di covers, Poison’d!. Il disco rispolvera covers dai precedenti album accanto ad altre registrate per l’occasione. Il risultato finale del disco è un lavoro poco ispirato, che sembra mirato a mantenere vivo il monicker Poison in attesa di un nuovo album di inediti.

Alice in Chains

Posted by The Boss | La Musica secondo me | lunedì 18 agosto 2008 18:08

Stasera, riapre il vostro Pub preferito dopo una pausa (per lavori) di due settimane. Quasi sicuramente, il sound di apertura sarà l’Unplugged degli Alice in Chains, un gruppo conosciuto molto ma mooooolto tempo fa, alle due di notte in tenda, sul fido lettore CD (gli mp3 non esistevano) Sony, Cd a suo tempo, prestato dall’amico d’infanzia e di campeggio Giovy .

Certo, Rotten Apple, ascoltata alle due di notte, da solo, non èrassicurante e calda, questo finchè non ci si abitua al sound, ma facciamo un pò di luce sul vibes e sul mood (grande Nikki):

Gli Alice in Chains sono un gruppo musicale rock statunitense, creatosi a Seattle nel 1987. Sono, insieme a Nirvana, Pearl Jam e Soundgarden, una delle band di maggior successo dalla scena grunge americana. Tuttavia, a differenza di altri gruppi simili, la musica degli Alice in Chains è più ispirata all’heavy metal che al punk rock o al rock psichedelico; ciò che li unisce al movimento grunge sono le loro origini, Seattle, e i temi introspettivi (e spesso delicati) dei loro testi.

Le origini

Il cantante Layne Staley, dopo lo scioglimento della sua band, gli Sleeze, nel 1986, forma gli Alice N’ Chainz, gruppo heavy metal dall’immagine tipicamente hair metal, che suonava pezzi di Slayer e Armored Saint nei locali di Seattle (Staley la definì, ironicamente, una band di travestiti che suonava speed metal)[5]. Un giorno, Staley incontrò il chitarrista Jerry Cantrell durante una serata al “Music Bank Rehearsal Studios”. Il cantante, uscito da poco dagli Alice N’ Chainz, chiese a Cantrell di unirsi ad un gruppo funk da poco formato. Il chitarrista avrebbe accettato a patto che Staley, a sua volta, entrasse nel suo gruppo, i “Diamond Lie”, ove militavano anche il batterista Sean Kinney ed il bassista Mike Starr.

Nel 1987, il gruppo funk di Staley si sciolse, permettendogli di entrare nella band di Cantrell a tempo pieno. La nuova formazione si esibì così in vari locali e riprese il nome della precedente band di Staley, Alice N’ Chains (cambiando la “z” con la “s”) e poi lo trasformarono in quello attuale, Alice in Chains. Il gruppo firmò un contratto con la Columbia Records nel 1989, e nel luglio del 1990 uscì l’EP We Die Young. Il pezzo che dava il titolo all’EP divenne popolare sulle radio che trasmettevano heavy metal.

Il debutto e il successo [modifica]

Sempre nel 1990, venne realizzato il primo LP, Facelift. L’album produsse un’inaspettata hit, Man in the Box, il cui video entrò nella programmazione di MTV, e venne supportato da un tour nel quale la band apriva i concerti di Van Halen e Iggy Pop. Nel 1991, gli Alice in Chains effettuarono altre apparizioni live in America durante il Clash of the Titans, in compagnia di Slayer, Anthrax e Megadeth.

Dopo aver realizzato una piccola e inaspettata raccolta acustica nell’EP Sap (che includeva l’unica apparizione del nome Alice Mudgarden, sigla dietro la quale si celavano come ospiti Mark Arm dei Mudhoney e Chris Cornell dei Soundgarden), il gruppo divenne molto più popolare nel 1992, quando una delle loro nuove canzoni, Would?, fece parte della colonna sonora del film Singles – L’amore è un gioco, del regista Cameron Crowe, che racconta le vite di alcuni single di Seattle. Questo contribuì a creare aspettative per il successivo LP del gruppo.

Dirt, pieno del caratteristico suono della band, pesante e distorto, venne realizzato nell’autunno del 1992, e fu un successo sia per quanto riguarda la critica sia dal punto di vista commerciale. Tuttavia, i testi dell’album, così oscuro e dominato dai temi della solitudine e della dipendenza, diedero adito a voci per le quali Layne Staley fosse seriamente dipendente dall’eroina. Ora si sa che gran parte di queste voci erano vere.

Dopo averli visti suonare al Lollapalooza nel 1993, la scena della musica alternativa si preparò a ricevere dal quartetto di Seattle un altro album arrabbiato e potente, ma quando uscì Jar of Flies nel gennaio del 1994, sbalordì sia i fan che la critica per il suo suono totalmente atipico. Realizzato come un EP, più specificamente come EP semi-acustico (ma oggi largamente considerato alla stregua di un album), Jar of Flies esordì al numero 1 delle classifiche, cosa mai successa prima ad un EP.

In sorprendente contrasto con Dirt – sebbene contenesse ancora dei testi riguardanti solitudine e sensi di colpa (anche se espressi con più reticenza) – Jar of Flies era composto da pezzi acustici ben sviluppati, delicati accordi uniti in modo perfetto agli attacchi della chitarra elettrica di Cantrell. Passando lentamente dal suono progressive della prima traccia ad altre più tradizionali, il disco rispetta le radici musicali di Cantrell. Sebbene l’EP fosse stato scritto e registrato in un’unica settimana, piena di tristezza e di alcool, i critici lo acclamarono come un piccolo capolavoro.

L’inizio del declino [modifica]

 

Layne Staley e Jerry Cantrell in un concerto di Boston nel 1992

 

Layne Staley e Jerry Cantrell in un concerto di Boston nel 1992

La band non andò in tour e questo portò a nuove voci sulla dipendenza dall’eroina di Staley. Tuttavia, Staley si esibì qualche volta con i Gacy Bunch, un “supergruppo grunge” da lui formato nel 1995, che includeva il chitarrista dei Pearl Jam Mike McCready, ed il batterista degli Screaming Trees Barrett Martin. Successivamente cambiarono il loro nome in Mad Season, e realizzarono un unico album, Above.

Nel novembre del 1995, gli Alice in Chains realizzarono un album omonimo, Alice in Chains, anche se molti fan cominciarono a chiamarlo Tripod, a causa dell’immagine di un triste cane a tre zampe sulla copertina. Ancora una volta, grazie all’evoluzione del suono (così come era sempre successo con tutti i loro album), e al fare affidamento molto di più sulle melodie e la composizione (qualcuno vede l’album come figlio di Dirt e Jar of Flies), il disco debuttò al numero 1 delle classifiche.

Ancora una volta il gruppo non sostenne l’album con un tour, scatenando ulteriori discussioni sulla tossicodipendenza di Staley. In definitiva, questo sarebbe stato l’ultimo album ufficiale prodotto dagli Alice in Chains, sebbene abbiano scritto pochi nuovi pezzi dopo quest’uscita, come Get Born Again, e Died, che possono essere trovate sulla raccolta Music Bank.

La morte di Staley [modifica]

Il gruppo fece un’ultima comparsa pubblica, la prima in tre anni, dando un ultimo concerto nel 1996, quando suonarono a MTV Unplugged. Staley era visibilmente in cattive condizioni di salute, nondimeno il gruppo suonò in modo eccezionale, includendo una sorprendente versione di Down in a Hole, e si sforzò molto per rielaborare i loro pezzi più duri in funzione della natura acustica del concerto.

Sebbene la band ufficialmente non si sciolse mai, Staley sprofondò ancora di più nella depressione dalla quale non si sarebbe mai ripreso nel 1996, quando la sua ragazza morì in seguito a un’infezione batterica causata dell’uso di droga. Divenne incredibilmente solitario e raramente lasciava la sua casa di Seattle. Sebbene Jerry Cantrell tentasse di mantenersi in contatto con lui e volesse mantenere il gruppo unito, apparve chiaro che Staley non sarebbe mai ritornato e Cantrell cominciò una carriera da solista.

La possibilità di vedere una reunion degli Alice in Chains terminò il 5 aprile 2002, quando Layne Staley morì nella sua casa per overdose di eroina e cocaina, esattamente 8 anni dopo il suicidio di un’altra icona dell’era grunge, Kurt Cobain dei Nirvana. Dopo il decesso del cantante, i tre rimanenti membri intrapresero percorsi musicali differenti.

Il ritorno [modifica]

 

William Duvall e Jerry Cantrell in un recente concerto

 

William Duvall e Jerry Cantrell in un recente concerto

Nel febbraio 2005 Jerry Cantrell, Mike Inez e Sean Kinney hanno organizzato un inaspettato concerto con lo scopo di raccogliere fondi per le vittime dello Tsunami che ha colpito il sud-est asiatico il 26 dicembre 2004. Per l’occasione si alternarono alla voce i cantanti dei Tool, dei Puddle of Mudd e dei Damageplan.

A distanza di un anno il gruppo si prepara a esibirsi di nuovo negli USA per un concerto tributo alle Heart, duo femminile che collaborò con la band negli anni ‘90. Per questa speciale esibizione gli Alice In Chains chiameranno alla voce il cantante dei Comes With The Fall, William Duvall, che fece anche le veci del secondo chitarrista.

Il gruppo, nonostante la presenza di quest’ultimo, ha chiesto la collaborazione dal vivo a membri di gruppi metal di livello mondiale. Al Rock am Ring del 2006 James Hetfield ha prestato la sua voce per “Would?”, mentre in un’altra occasione, Phil Anselmo ha intonato le liriche della stessa canzone.

Attualmente la band è in studio di registrazione per il nuovo album.

fonte wikipedia

Bon Jovi…

Posted by The Boss | La Musica secondo me | sabato 14 giugno 2008 01:38

Ok ok… la serata è appena finita, ed in apertura vi ho sparato TUTTO il concerto dei BOn Jovi Live in London 1991. Devo dire che, questo mi è piaciuto tantissimo, tant’è che ricordo quando comprai la prima copia di “Slyppery When Whet” (scivolose quando bagnate)  nel 90, quando ero già grandicello e mi avvicinavo al Rock.

La cosa buffa è stata scoprire che mentre ascoltavo in macchina l’album sopracitato, mentre arrivo a Stammtisch ed il tecnico Marcello lo sente mi fa… “Ah Boss… anche tu fan dei Bonjovi?” ed io “Certo caro”.. e si è intonato “you give love a Bad Name…”

Ma un pò di Storia  non ve la nego:

 

I Bon Jovi sono un gruppo rock statunitense, originario dal New Jersey, che ha venduto più di 120 milioni di dischi nel corso della loro più che ventennale carriera[7], e suonato dal vivo nelle maggiori città di tutto il mondo: 2500 concerti in 50 nazioni[8]. Il gruppo iniziò la carriera come hair metal/AOR band, genere che li accompagnerà per tutto il decennio ottantiano. Con la decadenza del genere e l’avvento del grunge, il gruppo si spostò su sonorità più moderne abbandonando il genere che li portò al successo. La band è stata fonte di ispirazione per molti gruppi più recenti.

 

Bon Jovi, uscì il 21 gennaio 1984. Fu disco d’oro negli U.S.A. (vendendo più di 500.000 copie) ed uscì anche sul mercato britannico. Il gruppo si trovò così ad aprire i concerti degli ZZ Top al Madison Square Garden (prima ancora che il disco fosse nei negozi), e per Scorpions e Kiss in Europa. Fecero anche un’apparizione nel famoso programma televisivo American Band Stand.Nel 1985 uscì il secondo album 7800° Fahrenheit, ma la risposta del pubblico fu fredda. La più importante rivista Heavy Metal britannica Kerrang!, che aveva accolto molto positivamente l’album di debutto, defini il disco una pallida imitazione dei Bon Jovi che conoscevamo e che avevamo imparato ad amare. I Bon Jovi stessi dissero in seguito che avrebbero potuto e dovuto produrre un disco migliore.

Il terzo album, Slippery When Wet, proietta la band verso un successo internazionale con successi planetari come You Give Love a Bad Name, Livin’ On A Prayer, e Wanted Dead or Alive. Jon ha raccontato che il disco prese questo titolo dai segnali stradali presenti sulle autostrade americane.

John Francis Bongiovi jr. è cresciuto a Sayreville. La madre, Carol Sharkey, era una marine e una playmate, mentre suo padre, John Bongiovi era uno stilista di acconciature per capelli di origine italiana (precisamente di Sciacca, provincia di Agrigento).

John Bongiovi ha frequentato la Sayreville War Memorial High School in Parlin, New Jersey, e dopo adottò il nome d’arte Jon Bon Jovi quando firmò con la prima casa discografica. Suona anche la chitarra acustica, l’armonica, il pianoforte e la chitarra elettrica ma la maggior parte del suo ruolo è senz’altro cantare nel gruppo.

The Boss

Jeff Buckley

Posted by The Boss | La Musica secondo me | mercoledì 11 giugno 2008 08:36

Nasce a Orange County, in California (USA), dal cantante Tim Buckley e dalla violoncellista Mary Guibert.

Tim Buckley abbandona molto presto Mary e il piccolo Jeff, per partire alla volta di New York e di nuove prospettive di lavoro nel mondo musicale della Grande Mela anni sessanta.

Mary si risposa con Ron Moorhead. Intorno all’età di 6 anni, Jeff inizia a suonare la chitarra, sua grande passione, che lo porterà più avanti negli anni a frequentare a Los Angeles il Guitar Institute of Technology, presso il quale conseguirà un diploma nel 1985. All’età di 13 anni decide di riappropriarsi del nome di suo padre, nome con il quale diventerà famoso al grande pubblico, Jeff Buckley.

Nel 1990 Hal Willner, produttore musicale, lo invita a suonare per il “Greetings from Tim Buckley” alla St. Ann’s Church di New York, dove immediatamente Jeff decide di trasferirsi. È un momento storico, per la vicenda di Jeff: in questa occasione conosce Gary Lucas (chitarrista che aveva collaborato anche con Frank Zappa) che lo annovera tra i suoi Gods & Monsters, progetto rock-blues a line-up variabile. Con Gary Lucas Buckley scriverà i famosi pezzi Mojo Pin e Grace (title track del suo unico album da vivo).

Nel 1992 firma un contratto con la casa discografica Columbia Records, tramite il chitarrista e dirigente Steve Berkowitz (autore del mixaggio del suo primo CD, un EP dal titolo Live at Sin-é uscito nell’agosto del 1993, locale nel quale Jeff si esibì più e più volte agli inizi della sua carriera).

Dopo uno showcase-tour negli Stati Uniti ed Europa (con tappe in Inghilterra, Olanda e Francia, nazione nella quale fu molto apprezzato), nel 1994 pubblica il suo lavoro più importante, Grace, un album di 10 tracce che fu osannato dalla critica musicale; ebbe vari riconoscimenti, tra i quali il “Gran Prix International Du Disque dell’Academie Charles CROS”, il disco d’oro in Francia e in Australia (nazioni dove il suo successo fu più evidente). In Italia si esibisce per 3 volte (il 16 settembre 1994 a Milano, il 17 febbraio 1995 a Cesena e il 15 luglio 1995 a Correggio). Voci non ufficiali dicono che in quest’ultima data, la presenza di Jeff Buckley fu fortemente voluta dal rocker italiano Luciano Ligabue.

Tra il 1996 e il 1997 lavora, tra piccole soddisfazioni e grandi travagli interiori, al suo album, del quale non riuscì a vedere la pubblicazione; probabilmente avrebbe dovuto chiamarsi My sweetheart the drunk, titolo con il quale è uscito un doppio CD con i lavori demo lasciati da Jeff al punto della sua tragica morte. Il titolo esatto di questo doppio CD è Sketches for: My Sweetheart the Drunk. A causa di queste difficoltà a comporre, Jeff chiede ai componenti della sua band di rimanere da solo a Memphis, per comporre in solitudine.

Di questo periodo si ricordano un paio di aneddoti che vale la pena citare:

  • Jeff usava servirsi per i suoi pasti presso un ristorante vietnamita della cittadina; il gestore – ignorando che Jeff fosse una celebrità – gli regalò una T-shirt con il logo del locale, per l’unico motivo che gli dava molto guadagno, pasteggiando senza soluzione di continuità nel suo ristorante. Un giorno un ragazzo che conosceva ed ammirava il cantante, si trovò ad entrare nel locale proprio mentre Jeff ne stava uscendo, con indosso la maglietta regalatagli dal proprietario e due porzioni “take away”; il ragazzo, sbalordito, entrò e disse al ristoratore: «Complimenti, far fare alle celebrità da fattorini vi porterà un sacco di successo!»;
  • In un bar di Memphis, Jeff mise in un juke-box un pezzo di Whitney Houston, ed iniziò sommessamente a canticchiarlo; la barista – anch’ella ignara di chi fosse questo ragazzo gracilino appoggiato al bancone – gli disse beffarda: «Hey ragazzo, quella è Whitney: ci vuole una voce cazzuta per cantarla!» (Jeff Buckley è famoso per la sua voce duttile, cristallina e molto estesa in quanto ad ottave, che lo ha portato a cantare più volte – e senza difficoltà di sorta – brani di famose cantanti come Nina Simone).

Il 29 maggio 1997 Jeff si stava recando all’aeroporto di Memphis per andare a prendere i membri della band; è in anticipo ed è l’ora del tramonto di un pomeriggio tranquillo. In compagnia di un amico si ferma presso le acque del fiume Wolf River, un affluente del Mississippi. Si immerge nelle acque del corso d’acqua vestito e con le scarpe. Il suo amico lo vede allontanarsi dalla riva sempre di più. Muore così Jeff Buckley.

Voci parlano di probabili cause di morte, nessuna delle quali ha trovato conferma definitiva: un mulinello creato da una barca passatagli accanto, le scarpe che lo hanno reso troppo pesante, o altro. Il suo corpo fu ritrovato soltanto vari giorni dopo, il 5 giugno 1997, dalla polizia locale.

Nel corso degli anni usciranno vari album postumi come Mystery White Boy, Live a l’Olympia, Live at Sin-é (Legacy Edition).

È tutt’oggi considerato una delle voci più emozionanti nel panorama musicale, ed il suo culto ha assunto dimensioni non troppo dissimili da altre icone musicali aventi una storia alle spalle struggente, quali Kurt Cobain o Layne Staley. Resta indimenticabile, per i cultori della musica d’autore, la cover di Hallelujah, canzone scritta da Leonard Cohen.

(fonte wikipedia)

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